La sostenibilità è negli occhi di chi la guarda

L’intento di conoscere ‘per certo’ – o per lo meno dichiaratamente – il posizionamento e la visone delle imprese sulla sostenibilità è il primo passo verso la consapevolezza.
La direttiva UE (di cui trovate dettaglio ed evoluzione nella sezione info direttive) è a regime dal 2017. L’aumento di queste dichiarazioni si rileva nel corso degli anni, almeno per quelli che dovranno affrontare per la prima volta la fatica organizzativa – e mentale –  di mettere insieme e pubblicare queste informazioni.
La sostenibilità o per meglio dire l’etica applicata secondo la propria matrice gestionale, è impalpabile, non si studia, non ha un modello né codici, è un modo di interpretare l’impresa in armonia con circostanze ed ambiti di attività. La sostenibilità spalanca le porte ad una visione consapevole capace di cambiare radicalmente i contesti e creare nuovi scenari a tutti e per tutti
Ma se è difficile afferrare il concetto ‘d’emblèe, è molto più facile vedere il suo contrario: l’insostenibilità. Ogni impresa sa benissimo dove non c’è …. la sostenibilità.

Oggi generare profitti nel perimetro concesso dall’etica è un vantaggio competitivo e un asset per il business in un mercato dichiaratamente pronto a premiare chi produce e opera dentro questo contesto.
La direttiva UE ha scelto una direzione basica; ossia coinvolge le aziende quotate in borsa, le società ‘finance’ (banca, finanza, fondi,  assicurazioni etc…) sopra i 500 dipendenti, le aziende ritenute di interesse pubblico.
Questo obbligo non ‘grava’ sulle PMI o su altri settori non ritenuti chiave per il monitoraggio.
Connotare con le parole ‘obbligo’ o ‘gravare’ è molto penalizzante ed oscura la grande chance che risiede tra le righe di questi documenti. Sviluppare ed incentivare una solida cultura di comunicazione su queste tematiche per contro rappresenterebbe la migliore seconda mossa del post-direttiva.
Sono 354 le aziende quotate in Borsa che dovranno generare questo documento ( dato agosto 2018) solo 155 (il 44%) hanno un documento sulla governance di  sostenibilità (vedi elenco ).

 

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Nome dell' azienda

Settore economico
Argomenti
Anno
Dipendenti
Quotata in borsa
Bilancio certificato


Sono 6.850 le aziende del settore agroalimentare – piccole, medie e grandi – che vogliamo prendere come primo universo culturale di riferimento, tante le Aziende che ruotano attorno a Federalimentare, la più significativa rappresentanza di questo largo settore.

Rappresentanza che ha in pancia trasformatori e/o produttori di materie – vegetali ed animali -destinate ad essere ingerite non solo da noi ma anche da chi – come un pesce od un pollo – poi rientra nella nostra catena alimentare o da chi per fortuna non ci rientra come cani e gatti.

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Sostenibilità in evidenza

 
   

A partire dal 2019 sono 8 i miliardi destinati a 140 imprese europee con le migliori prassi ambientali, sociali e di governance.

Adozione di nuovi criteri di investimento per i fondi propri Banca d’Italia e, in particolare, i portafogli di azioni emesse da società dell’euro zona (inclusa l’Italia). Si parla di circa 8 miliardi di euro – pari al 6 per cento degli investimenti finanziari totali in euro – e comprendono titoli di 140 società quotate.

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Life Gate attraverso l’osservatorio nazionale sullo  stile di vita sostenibile racconta: 

3 italiani su 4 sanno quanto conta la sostenibilità, quanto sia ormai imprescindibile e intrinseca nelle nostre azioni quotidiane. I dati Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile 2018 raccontano un’Italia che sta andando nella giusta direzione.

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